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Ci sono due battaglie navali che hanno dato forma al mondo occidentale e a suoi valori fondamentali e sono state combattute entrambe in mare con barche a vela e a remi.

La prima di queste battaglie navali si svolse nel tratto di mare che separa l’isola di Salamina dalle coste dell’Attica, e vide a confronto i Greci nel tentativo disperato di fermare il dominio dell’impero persiano.

Un gran numero di storici ritiene che un’eventuale vittoria della flotta persiana avrebbe posto fine allo sviluppo della civiltà greca, quindi indirettamente di quella romana, e in senso più esteso di quella occidentale, affermando quindi che questa sia stata una delle battaglie più importanti di tutti i tempi.

In entrambi i casi ha prevalso chi ha dimostrato le seguenti qualità:

• Capacità di guidare i propri uomini, comunicare con loro e ottenerne il meglio essendo persuasivo, autorevole e non autoritario e coercitivo;

• Abilità tecniche nel proprio settore (la navigazione, il saper manovrare le barche, in questo caso);

• La conoscenza del contesto in cui opera;

• Una strategia innovativa – ideata per l’occasione specifica – che permetta di annullare i punti di forza dell’avversario (o di un problema che ci troviamo ad affrontare) enfatizzando invece i propri, e al contempo nasconda i propri punti di debolezza scoprendo invece quelli dell’avversario (Mica facile direte voi! Infatti non lo è: ma è possibile, pensandoci a fondo);

• Notiamo come questo tipo di strategia faccia risaltare ancora di più il primo punto, in quanto chi combatte vede nel proprio capo una guida che conosce il valore specifico dei propri uomini e il contesto in cui quel valore può emergere, invece di imporre il proprio potere con richieste inattuabili.

Immaginate ora il Grande Re persiano Serse pregustare la vittoria finale mentre osservava di fronte alla Grecia le sue potentissime 1000 navi pronte a frantumare 380 triremi della coalizione greca. I persiani avevano già messo a ferro e fuoco Atene i cui abitanti cercavano rifugio dove potevano e mentre ormai il destino sembrava sul punto di compiersi, Temistocle doveva ancora prepararsi a convincere quelli che consideravano folle dare battaglia alla flotta e all’esercito persiano.

Triremi Persiana

Nave da Guerra Persiana

Innanzitutto Temistocle, da gran genio qual era, non si lasciò spaventare dall’enorme vantaggio della flotta persiana ma invece iniziò a passare in rassegna le diverse caratteristiche delle proprie imbarcazioni e di quelle dei persiani, quali fossero i luoghi e i modi in cui i persiani combattessero meglio e dove i greci fossero superiori.

E ideò una strategia o uno stratagemma. E grazie al questo piano convinse il consiglio di guerra a tentare un’ultima volta di sconfiggere i Persiani.
Temistocle mandò dal Gran Re Serse un proprio fedelissimo schiavo che, fingendo di voler disertare, riuscì a cambiare la percezione di Serse su tutto quel movimento che c’era stato di cittadini in fuga convincendolo che si trattasse di una ritirata dell’esercito e della flotta a Salamina.

Così Serse, ansioso di dare battaglia, seguì le navi proprio lì dove voleva Temistocle.
I Persiani erano convinti di prendere i Greci di sorpresa e di ottenere una vittoria scontata su un nemico demoralizzato dalle precedenti perdite e inferiore numericamente.

Serse per godersi al meglio la scena aveva addirittura fatto installare il proprio trono d’oro su un monte vicino al braccio di mare per godere dall’alto il combattimento persuaso che lanciando all’attacco le sue navi avrebbe distrutto l’intera flotta ateniese e anche l’esercito in ritirata. Decise che a Salamina ci sarebbe stata la grande battaglia navale da tramandare ai posteri.

Temistocle era invece sulla spiaggia sottostante a monitorare la situazione. L’armata dei greci consisteva in trecento settanta vascelli; più leggeri di quelli persiani, ma agili e scattanti, tutti di recente costruzione. Al comando si mise lo stesso Temistocle, che però non si decideva a far salpare i vascelli. Serse divenne impaziente di fronte a quello che sembrava un temporeggiamento eccessivo. Temistocle invece prendeva tempo per un solo motivo: lui conoscendo la zona, il terreno e il clima, aspettava il levarsi di un vento che regolarmente soffiava ad una certa ora, e nella direzione del nemico. Ricordiamo che all’epoca la costruzione delle navi non permetteva di risalire il vento e il vento contrario era una maledizione.

Temistocle salpò un attimo prima che iniziasse il vento. Appena lui si mosse i Persiani lo seguirono e quando lo raggiunsero cominciarono l’assalto, convinti di potere schiacciare i greci da ogni parte sulla costa, e quindi uno alla volta poi finirli.
All’inizio l’attacco dei persiani non andò male, illudendosi che l’idea fosse quella giusta, ma poi, con la pesante mole dei loro vascelli e con il vento che si era levato contrario al loro procedere, e alle spalle dei greci, ogni sforzo dei rematori risultò vano, e governare i timoni divenne un’impresa immane. I persiani entrando nello stretto si ritrovarono imbottigliati e manovrare le enormi navi divenne difficilissimo. Quando i vascelli furono ormai a distanza talmente ravvicinata da impedire qualsiasi manovra diversiva, i greci procedettero all’abbordaggio delle imbarcazione nemiche.

Disposizione Salamina

Rispettivi schieramenti prima della battaglia

Proprio la prima linea persiana che doveva attaccare si arrestò ed entrò nella confusione totale, intralciando le navi che seguivano.

Le navi persiane s’impedirono reciprocamente la libertà di manovra e urtandosi si spezzarono i remi a vicenda. I marinai di Serse non poterono mettere in atto le loro manovre e far pesare la superiorità numerica, così nello stretto spazio a disposizione, affollato da centinaia di navi, un gran numero di imbarcazioni persiane finì per essere speronato e a volte affondato dalle imbarcazioni greche più piccole e quindi più manovrabili in spazi angusti. La battaglia si trasformò in una carneficina. La forza dei persiani costituita da enormi navi con centinaia di arcieri pronti a scagliare le frecce sul nemico si rivelò inutile, anzi perdente, la grandezza delle navi divenne un impedimento e gli arcieri erano meno efficaci nel corpo a corpo degli opliti greci imbarcati sulle triremi elleniche per essere utilizzati dopo l’abbordaggio.

Anche se i sSerse sullo strettooldati persiani, sotto lo sguardo del loro Grande Re, combattevano valorosamente, la situazione tattica era assolutamente favorevole ai Greci. Il momento più tragico per i persiani fu probabilmente quando videro andare a fondo la nave ammiraglia con il suo comandante.

Ormai intimoriti molti vascelli persiani tentarono di abbandonare le acque per mettersi in salvo, ma la fuga ovviamente divenne scoordinata, e sempre più incastrate nella stretto e incapacitate a manovrare, le triremi persiane venivano affondate una dopo l’altra dei greci con il sistema di speronamento sotto il livello dell’acqua oppure abbordate e i suoi marinai trucidati dagli opliti.

Serse dal proprio trono vide sparire in mare una dopo l’altra le sue migliori navi, o darsi alla fuga le altre, e così insieme col ricordo dei ventimila guerrieri uccisi da un manipolo di spartani alle Termopili la fiducia del superbo sovrano nella vittoria finale appariva piuttosto vacillante.

Le perdite furono enormi: circa 200 triremi persiane furono affondate, mentre i Greci lamentarono la perdita di soli 42 vascelli. Un Rapporto di 5 a 1. Perduta la flotta, essenza vitale del suo esercito, Serse ritornò in Asia con la gran parte dei soldati rimanenti e concesse a Mardonio di scegliere alcune unità per portare a termine la conquista della Grecia: quanti passarono sotto il suo comando vennero tuttavia sconfitti l’anno successivo.

Dopo questa guerra i Persiani rinunciarono a qualsiasi altro tentativo di conquistare l’entroterra greco e la storia si snodò come sappiamo con la nascita della democrazia che allora era appena nata e un concetto ancora più fragile di quello che conosciamo adesso.

Altri insegnamenti che possiamo trarre da questa battaglia sono:

• Mai dare per scontata l’efficacia di una propria azione, il contesto potrebbe essere diverso da dove avete già avuto successo;

• L’ansia di agire può portare più a danni che a risultati positivi;

• Studiare sempre quali sono i nostri punti di forza e di debolezza e cercare le situazioni dove possiamo eccellere con i nostri punti di forza e dove i nostri punti di debolezza non ci mettano in difficoltà;

• Ricordarsi che un punto di forza dipende dall’obiettivo e dal contesto, non ha valore in senso assoluto. Un punto di forza in un certo contesto può diventare un punto di debolezza in un contesto diverso: quindi studiare il territorio è di valore inestimabile;

• Saper comunicare alle persone che lavorano con noi una strategia chiara e semplice in cui possano esprimere al massimo le loro potenzialità (vale anche per noi stessi ovviamente);

• Ricordare che si vince puntando soprattutto sui propri punti di forza e non solo cercando di migliorare i punti di debolezza (vale nello sport, in battaglia, negli affari, nell’arte, nella musica e così via).

A presto,
La crew NESW

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