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Crociere Didattiche

Come Ancorare?

Comet 303

 

In un articolo dell’estate scorsa, il Giornale della Vela iniziava un suo editoriale dicendo: “Il vero crocierista non è quello da banchina, ma quello che cerca gli ancoraggi sconosciuti ai più o le rade meno affollate, dove potersi gustare la bellezza e la magia dei luoghi.”

 

 


Non possiamo che essere d’accordo con questa affermazione, infatti anche sul nostro sito abbiamo tra le varie immagini della nostra homepage proprio un’ancora, strumento molto importante per chi naviga!


Tuttavia ci appare doveroso, soprattutto per i meno esperti, segnalare che, seppur ancorare sia un modo semplice per tener ferma la nostra barca, senza la giusta formazione e non prendendo le dovute precauzioni, questa operazione può diventare ricca di spiacevoli inconvenienti e, l’eventuale rilassante sosta, anche temporanea, può diventare stressante!

Infatti se non si ancora nella corretta maniera, la barca continuerà a muoversi con il rischio di perdersela se siamo in acqua a fare il bagno, se non addirittura mandarla a scogli, qualora ancorati in una caletta.

Ecco perché ci teniamo a specificare le nozioni basilari dell’ancorare.

Bisogna considerare, inoltre, che l’ancora è sinonimo di sicurezza a bordo, quindi non averla non poter navigare in sicurezza!
Per far capire il concetto, provate ad immaginare di star navigando in prossimità della costa a, all’improvviso, abbiamo un’avaria al motore o al timone; cosa si fa?
Si da immediatamente fonda all’ancora!


L’ancoraggio, o presa di fonda, comporta l’uso dell’ancora, alla quale appunto si “dà fondo”.

Una volta che l’ancora ha fatto presa, in gergo si dice ha morso il fondo che rende meglio l’idea, lo scafo risulta vincolato al fondale rimanendo alla ruota, cioè libero di spostarsi su un cerchio che ha per centro il punto di fonda (ancora) e ha raggio dipendente dal calumo e dalla lunghezza dello scafo.

Nella figura sotto, una vecchia ancora ammiragliato che non ha morso il fondo, cioé non ha fatto presa e quindi c’è il rischio che inizi ad arare, con conseguente spostamento della barca.


Come facciamo ad essere certi di fare un buon ancoraggio?

Immaginiamo di essere con i nostri cari in barca durante una bella giornata d’estate e, dopo una lunga traversata o semplicemente appena dopo una breve navigazione costiera, decidiamo di fare sosta in un’isolata caletta per goderci dei momenti unici che solo il mare riesce a regalarci; che fare?

Innanzitutto occorre considerare il tipo di fondale, infatti la sua natura può determinare il fattore “tenitore”, quindi potremo avere un fondale:

  • Buon tenitore, come fango compatto e sabbia
  • Cattivo tenitore, come molto compatto o melmoso, con presenza di alghe; in questo caso le marre dell’ancora non ‘mordono’ adeguatamente il fondale, quindi l’ancoraggio non tiene; quando il fondale non è un buon tenitore l’ancora potrebbe arare, cioè lascia sul fondo un profondo solco senza far la dovuta presa.

In secondo luogo, è importante il tipo e grandezza di ancora. Pertanto, senza metterci a fare complicati calcoli, se non diversamente disposto dal costruttore navale della barca possiamo ritenere un’ancora di peso adeguato quando essa ha un peso pari a circa 1,5-2 kg per ogni metro di lunghezza dello scafo.

Accertatati i requisiti necessari di cui sopra, possiamo iniziare l’operazione di ancoraggio procedendo come segue:

  1. dopo esserci accertati di non avere scogli a pelo d’acqua nelle vicinanze, ci posizioniamo ad un’adeguata distanza da eventuali altre barche già all’ancora. Quest’ultima attenzione bisogna averla sia per non far intrecciare/sovrapporre la catena dell’ancora con quella di un’altra barca e sia per evitare che, una volta ancorati, il vento ci faccia girare facendoci urtare un’altra barca all’ancora. Quindi, per evitare tutto ciò, è opportuno non dare fonda all’ancora all’interno il cerchio di ancoraggio di un’altra barca o, per eventuali ancoraggi brevi e comunque in casi estremi, o in caso di “calette affollate”, si cala l’ancora a poppa di un’altra barca;
  2.  mettendoci con prua controvento, arrestiamo il movimento della barca (abbrivio) e iniziamo a calare l’ancora;
  3. va filata tanta catena/cima quanto è profonda l’acqua; la profondità la misuriamo con lo scandaglio di bordo mentre per sapere quanto calumo stiamo filando, normalmente è tacchettato a metratura, ad esempio ad ogni 5/10 metri (a seconda del tipo di barca);
  4. non appena è stata filata la prima lunghezza di fondale, si inizia ad indietreggiare mantenendo sempre pura contro vento (occhio all’effetto evolutivo dell’elica) e continuando a filare giù il calumo; occorre fare attenzione affinché la catena/cima del calumo filato si mantenga perpendicolare alla linea di galleggiamento (linea d’acqua della barca);
  5. è estremamente necessario filare il giusto calumo per avere un ancoraggio sicuro (lunghezza di cavo o catena filata in acqua): da 3 a 5 volte il fondale in metri, letto sulla carta nautica o misurato con lo scandaglio; valori di calumo inferiori possono far spedare l’ancora, cioè sollevarla dal fondo. La variante delle 3/5 lunghezze rispetto al fondale varia in funzione alle condizioni meteo marine, al tempo che si sta alla fonda, al luogo.
    Nella figura sotto, la barca a sinistra rappresenta quado l’unità è ferma e ha appena calato la prima lunghezza di calumo; l’immagine dell’unità a destra invece è alla fine dell’operazione di ancoraggio.
  6. Quando si indietreggia mentre si cala il calumo, non appena si è certi di aver filato la lunghezza di catena/cima necessaria all’ancorare, si fermano i motori; la barca grazie all’abbrivio continuerà ad indietreggiare sino a quando il calumo si tesa e l’ancora morde il fondale bloccando la barca. Se si sta a prua durante questa operazione, si vedrà la catena tesarsi e vibrare non appena l’ancora morde il fondo. A questo punto si percepisce che la barca inizia ad avanzare leggermente e il calumo si distende sul fondo (grazie anche al peso della catena) terminando nella posizione come sulla figura sopra a destra.
  7. Controllo del punto di fonda (giro) – Appena consolidato l’ancoraggio, si procede a stabilire, se possibile, la posizione del punto di fonda, mediante la misura di opportuni rilevamenti. E’ opportuno tracciare anche il cerchio di ruota. L’uso di eventuali rilevamenti al traverso è molto utile per stabilire se l’ancora ara. Per controllare il punto di fonda può essere utile il GPS, che ha una funzione dedicata al controllo del punto di fonda. Il GPS emette un segnale acustico quando misura scostamenti dai dati inseriti relativi all’ancoraggio.
    Se vogliamo fare dei rilevamenti alla buona ma comunque efficaci, mentre siamo al timone facciamo due rilevamenti con le braccia a 90° l’una dall’altra di due punti fissi a terra (quindi non prendete riferimenti sulla spiaggia fronte a voi come la ragazza in topless o il fustaccio di turno che possono muoversi) e ricontrolliamoli dopo circa 5 minuti.
  8. Solo dopo aver eseguito tutte queste operazioni, si può dare l’ok a chi è a bordo per tuffarsi in acqua!

Grippia e Grippiale

La grippia è una cima fissata con un capo al diamante dell’ancora e collegata con l’altro capo al grippiale, cioè al galleggiante che ha lo scopo di segnalare la posizione dell’ancora.

La grippia può essere utile anche per intervenire sulle ancore ‘incattivate’ e consentirne il salpamento.

 


Altre modalità di ancoraggio vanno in funzione del luogo, del tipo di fondale e del meteo:


Di seguito, le figure di alcuni tipi di ancore utilizzate nella nautica da diporto:

 

ancora BRUCE



 

In tutti i corsi patente nautica svolti da Scuola Nautica NESW di Milano, l’ancoraggio è uno dei temi che viene affrontato durante il percorso didattico e non solo ai fini del superamento dell’esame patente nautica; infatti vengono svolti appositamente corsi che insegnano ad ancorare nella maniera corretta per evitare spiacevoli situazioni quando si è al comando di una barca!

Per info non esitare a contattarci allo 0283419865 oppure al 335296612 o scrivici a scuolanautica@nesw.it

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