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La terminologia marinaresca ha origine insieme alla navigazione, un modo di muoversi in acqua che oggi dispone di strumenti e conoscenze che ci permettono di avventurarci con una certa sicurezza anche in zone che non abbiamo mai visitato.

Ma agli albori della civiltà, quando l’uomo scoprì che rendendo cavo un tronco d’albero abbattuto e affinandolo alle estremità, poteva più facilmente e con maggiore rapidità muoversi sulle acque dei mari, dei fiumi e dei laghi, le cose erano assai diverse.

Dopo aver usato per lungo tempo i remi, l’uomo scoprì che il vento rappresentava una forza propulsiva immediata ed economica ed imparò, nel tempo, ad imbrigliarlo con le vele e ad utilizzare materiali resistenti e poi, dopo aver imparato ad orientare le vele in modo da far muovere l’imbarcazione nella direzione voluta da qualunque parte il vento spirasse, cominciò a spingersi sui mari con imbarcazioni sempre più grandi e sempre più perfezionate.

Pertanto, dal tronco d’albero nacque l’esigenza di scafi sempre più grandi e si pensò di strutturarli come la cassa toracica del corpo umano, cioè iniziò la costruzione degli scafi con struttura scheletrica. Infatti, ogni unità navale che vediamo in mare, su un fiume o nei laghi, ha una sua colonna vertebrale chiamata “chiglia”, una robusta trave posta nella parte più bassa dello scafo, che va da prua (la parte anteriore) a poppa (la parte posteriore), da cui si diramano una serie di ordinate, formate da due costole (una per lato).

A bordo la vita doveva scorrere in modo ordinato, la disciplina divenne ferrea e ogni uomo doveva essere sempre al posto assegnatogli, al ritmo dei turni di guardia; ogni oggetto doveva trovarsi sempre al posto stabilito in modo da poter essere celermente utilizzato in caso di necessità.

I comandanti non sempre avevano a disposizione un equipaggio qualificato pertanto tutte le manovre, le vele, e le parti della nave avevano un nome preciso e caratteristico che ogni marinaio doveva conoscere alla perfezione, per sapere sempre cosa fare e che cosa utilizzare, in tal modo creando quegli automatismi di comportamento necessari quando, per combattere la furia degli elementi, mancava, spesso, anche il tempo per riflettere.

Ecco perché oggi, anche nella nautica da diporto, è buona norma utilizzare l’appropriata terminologia marinaresca per tutte le parti di una barca, per i suoi strumenti di bordo e non solo, termini univoci che non lasciano spazio ad eventuali fraintendimenti.

Oltre ad essere materia d’esame di patente nautica, come detto prima la terminologia marinaresca aiuta coloro che devono condurre o comandare una barca ad evitare errori grossolani ma naturalmente occorre una conoscenza di base, che diciamo subito non è complicata soprattutto se, dopo averla acquisita, abbiamo la possibilità di fare pratica a bordo e memorizzare maggiormente i termini appresi.

Qualche altro esempio di terminologia marinaresca relativa all’ossatura dello scafo di cui sopra:

La chiglia stessa è rafforzata da ulteriori travi longitudinali posizionate sopra, il paramezzale, e sotto, la controchiglia o sotto chiglia.

All’estremità anteriore, tramite la ruota di prua è fissato il dritto di prua. All’estremità posteriore, tramite il calcagnolo, è fissato il dritto di poppa (sul quale verrà montato lo specchio di poppa). La distanza tra i due punti più estremi (prua-poppa) della chiglia è il riferimento che determina una delle caratteristiche dello scafo, la così detta lunghezza fuori tutto (LFT) di un’unità navale, cioè la lunghezza massima dello scafo.

Alla chiglia sono fissati inoltre gli elementi trasversali dello scheletro, i madieri, da cui si diramano le costole ed insieme formano le ordinate, collegate tra di loro da prua a poppa tramite traversine longitudinali chiamate serrette.

Sulle ordinate sono poste le tavole costituenti il fasciame esterno, di cui la prima tavola vicina alla chiglia prende il nome di torello, mentre la parte rialzata della murata è chiamata falchetta, chiusa dall’orlo. Nella zona maestra, cioè dove abbiamo la massima larghezza dello scafo, si misura la larghezza fuori fasciame, l’altra caratteristica (in termini di misure) di uno scafo dopo la LFT.

Qualora l’unità abbia alloggi interni, sulle ordinate sono posti i bagli (travi orizzontali sostenute dai puntali), sui quali sono montate le assi che formano il fasciame di coperta. La prima asse del fasciame a contatto con la falchetta prende il nome di trincarino.

L’alloggio all’aperto dell’unità, dal quale solitamente si governa, si chiama pozzetto. Coperta e pozzetto sono dotati di fori di scolo dell’acqua che prendono il nome di ombrinali.

Il piano calpestabile che copre il fondo dello scafo è il pagliolo (o pagliolato), mentre la sentina è lo spazio sottostante.

Le piccole aperture per l’aria e la luce sono gli oblò (rotondi) e i portelli o osteriggi (quadrati). L’accesso sottocoperta, con i relativi portelli, è il boccaporto.

Fori a prua per il passaggio delle catene delle ancore sono detti cubie.

I vani a prua e a poppa adibiti a ripostiglio si chiamano gavoni.

La ringhiera laterale, composta da candelieri (verticali) e dalle draglie (orizzontali) è chiamata battagliola e termina alle estremità con il pulpito di prua e con il pulpito di poppa.

Qualche altro esempio di terminologia marinaresca  relativo invece ai movimenti di un’unità navale:

  • Abbrivio: inerzia che un’unità possiede quando cessa l’azione dei suoi mezzi propulsivi, movimento orientato in qualunque direzione (normalmente avanti o indietro)
  • Rollio: oscillazione intorno all’asse longitudinale, normalmente causata dall’azione delle onde
  • Beccheggio: movimento attorno all’asse trasversale (saliscendi di prua e poppa) dovuto alle onde
  • Accostata: movimento laterale di prua e poppa intorno all’asse verticale, dovuta all’azione del timone o del vento e del mare
  • Deriva e Scarroccio: movimenti laterali dell’unità rispetto alla direzione della prua dovuti alla corrente (der) e al vento (sc)

Naturalmente questi sono solo alcuni dei componenti della terminologia marinaresca; qualora volessi approfondire l’argomento, sappi che la Scuola Nautica NESW oltre ad essere autorizzata a svolgere corsi per il conseguimento delle patenti nautiche da diporto di qualsiasi genere, è una scuola di Arte Marinaresca.

Chiamaci subito e saremo a tua disposizione: 0283419865 – scuolanautica@nesw.it

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