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Scafo è il termine con cui si identifica l’involucro che costituisce il corpo galleggiante di un’unità navale, caratterizzato da tre requisiti fondamentali; galleggiabilità, solidità, impermeabilità.

Lo scafo deve essere munito di:

  1. Il sistema propulsivo: meccanico (motore e elica, idrogetto), a vela, a remi;
  2. Il sistema di governo: timone, timoneria ecc.

Ogni movimento dello scafo e quindi dell’unità galleggiante, assume un nome ben preciso:

  1. Abbrivio: inerzia che un’unità possiede quando cessa l’azione dei suoi mezzi propulsivi, movimento orientato in qualunque direzione (normalmente avanti o indietro)
  2. Rollio: oscillazione intorno all’asse longitudinale, normalmente causata dall’azione delle onde (fig. in alto), quel movimento che fa rollare lo scafo a dritta (destra) e sinistra
  3. Beccheggio: movimento attorno all’asse trasversale (saliscendi di prua e poppa) dovuto alle onde (fig. centrale), come fosse appunto il becco di un uccello
  4. Accostata: movimento laterale di prua e poppa intorno all’asse verticale, dovuta all’azione del timone o del vento e del mare (fig. in basso)
  5. Deriva e Scarroccio: movimenti laterali dell’unità rispetto alla direzione della prua dovuti alla corrente (der) e al vento (sc)

Questi sono alcuni dei primi concetti che trasmettiamo durante i corsi patente nautica svolti con Scuola Nautica NESW, le nozioni base dell’arte marinaresca.

Proprio perché nozioni basilari, si potrà credere che chiunque si avvicini alla patente nautica conosca già questi concetti: possiamo assicurarvi che non è così… e questo è solo l’inizio!

La terminologia marinaresca è molto vasta, e la cosa interessante è che non troverete mai un termine che assomiglia ad un altro elemento, soprattutto per lo scafo e la sua struttura.

Strutture principali (scafo e nomenclatura)

  • Opera viva (carena): la parte immersa dello scafo, chiamata così perchè sulla sua superficie di incrostano dei microrganismi viventi che poi si rimuovono quando si pulisce periodicamente lo scafo
  • Opera morta: la parte emersa dello scafo,
  • Linea di galleggiamento: la linea d’acqua di separazione tra opera viva e opera morta
  • Prua: la parte anteriore dell’unità (dicesi a proravia, quando si fa riferimento verso prua)
  • Poppa: la parte posteriore dell’unità (dicesi a poppavia, quando si fa riferimento verso la poppa)
  • Zona Maestra: la parte centrale dell’unità tra prua e poppa, chiamata così perché p lì che viene posizionato l’eventuale albero maestro
  • Dritta: il lato destro (banda destra), termine istituito per evitare di essere frainteso con sinistra in caso di scarsa comunicazione tra l’equipaggio, durante situazioni di vento e/o tempesta
  • Sinistra: il lato sinistro (banda sinistra)
  • Traverso: la perpendicolare (90°) rispetto all’asse prua-poppa dell’unità
  • Murata: il fianco dell’opera morta, chiamata così perché un tempo, durante le battaglie tra navi a cannone, si irrobustivano i fianchi delle stesse issavando dei veri e propri muri nella parte interna dello scafo per evitare che le palle dei cannoni sfondassero e affondassero la nave
  • Mascone: parte della murata di prua dove ha inizio il profilo tondeggiante dello scafo (mascone di dritta, mascone di sinistra), chiamata così perché durante la navigazione prende le maschiate (termine genovese che indica lo schiaffo) dall’acqua
  • Giardinetto: parte tondeggiante della murata prima dello specchio di poppa (giardinetto di dritta, giardinetto di sinistra), la zona dove una volta i comandanti, privi di frigoriferi a bordo e costretti a lunghe navigazioni, amavano esporre dei contenitori per le loro verdure o fiori ornamentali, simili alle nostre attuali fioriere che esponiamo nei balconi

Gli scafi vengono costruiti di vario materiale come VTR, acciaio, ferro-cemento, carbonio, tutti però concepiti sul modello di scafo tradizionale in legno, che è composto da una struttura a scheletro la cui parte principale è la chiglia, una robusta trave, posta nella parte più bassa dello scafo, che va da prua a poppa. La chiglia stessa è rafforzata da ulteriori travi longitudinali posizionate sopra, il paramezzale, e sotto, la controchiglia o sotto chiglia.

All’estremità anteriore, tramite la ruota di prua è fissato il dritto di prua. All’estremità posteriore, tramite il calcagnolo, è fissato il dritto di poppa (sul quale verrà montato lo specchio di poppa). La distanza tra i due punti più estremi (prua-poppa) della chiglia è il riferimento che determina una delle caratteristiche dello scafo, la così detta lunghezza fuori tutto (LFT) di un’unità navale, cioè la lunghezza massima dello scafo.

Alla chiglia sono fissati inoltre gli elementi trasversali dello scheletro, i madieri, da cui si diramano le ordinate (o costole), collegate tra di loro da prua a poppa tramite traversine longitudinali chiamate serrette.

Sulle ordinate sono poste le tavole costituenti il fasciame esterno, di cui la prima tavola vicina alla chiglia prende il nome di torello, mentre la parte rialzata della murata è chiamata falchetta, chiusa dall’orlo. Nella zona maestra, cioè dove abbiamo la massima larghezza dello scafo, si misura la larghezza fuori fasciame, l’altra caratteristica (in termini di misure) di uno scafo dopo la LFT.

Qualora l’unità abbia alloggi interni, sulle ordinate sono posti i bagli (travi orizzontali sostenute dai puntali), sui quali sono montate le assi che formano il fasciame di coperta. La prima asse del fasciame a contatto con la falchetta prende il nome di trincarino.

L’alloggio all’aperto dell’unità, dal quale solitamente si governa, si chiama pozzetto. Coperta e pozzetto sono dotati di fori di scolo dell’acqua che prendono il nome di ombrinali.

Il piano calpestabile che copre il fondo dello scafo è il pagliolo (o pagliolato), mentre la sentina è lo spazio sottostante.

Le piccole aperture per l’aria e la luce, sono gli oblò (rotondi) o i portelli (quadrati). L’accesso sottocoperta, con i relativi portelli, è il boccaporto.

Fori a prua per il passaggio delle catene delle ancore sono detti cubie.

I vani a prua e a poppa adibiti a ripostiglio si chiamano gavoni.

La ringhiera laterale, composta da candelieri (verticali) e dalle draglie (orizzontali) è chiamata battagliola e termina alle estremità con il pulpito di prua e con il pulpito di poppa.

N.B. Di seguito, lo scheletro di uno scafo in legno, nello specifico una barca. Oggi, nella nautica da diporto, col termine barca ci si riferisce ad una qualsiasi unità da diporto ma, nella terminologia marinaresca, per barca si intende uno scafo in legno di piccole dimensioni, con mezzo di propulsione remi/motore, leggermente tondeggiante nella zona maestra (vedi figura sotto)

Naturalmente l’argomento Teoria della Nave è molto più ampio; se volessi approfondire la tua conoscenza e gradissi ulteriori chiarimenti, non esitare a contattarci presso la nostra segreteria di Milano in Via Teglio 9, tramite la nostra mail scuolanautica@nesw.it oppure chiamandoci allo 0283419865 o sul 335296612.

 

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